IL Gran Sasso

Posizione: montagna, parchi

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Il Gran Sasso (o Gran Sasso d'Italia) è il più alto massiccio montuoso degli Appennini; è contenuto interamente in Abruzzo al confine fra le province dell'Aquila, di Teramo e di Pescara. 
Il Gran Sasso d'Italia è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Su di esso ricade la Comunità montana Gran Sasso e la Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli. Presenta scenari paesaggistici abbastanza diversi e unici nei due versanti: quello occidentale aquilano scosceso, ma prevalentemente erboso, e quello orientale teramano a maggior dislivello più aspro e roccioso. Le cime maggiori si trovano nella sottocatena settentrionale: il Corno Grande - che consta di quattro vette principali: quella orientale (2903 m), la centrale (2893 m) il torrione cambi (2875 m) e la maggiore, quella occidentale (2912 m, che è anche la vetta più alta di tutti gli Appennini continentali) - e il Corno Piccolo (2655 m). Incastonato dentro una conca e protetto dalle quattro vette che costituiscono il Corno Grande si trova il Ghiacciaio del Calderone, il secondo ghiacciaio più meridionale d'Europa. Nel cuore del massiccio, tra le due sottocatene, è presente il vasto altopiano di Campo Imperatore e tra le cime maggiori la conca di Campo Pericoli, oltre che profonde valli che ridiscendono tra le suddette cime (es. Val Chiarino, Val Maone, Valle del Venacquaro, Valle dell'Inferno).
Il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga interessa ben 44 comuni distribuiti in cinque province. L'area del massiccio vero e proprio, inclusa in quella più estesa dell'intero Parco, costituisce un territorio ricco di storia e di antiche tradizioni, legate non solo all'agricoltura e alla pastorizia, ma anche all'artigianato pregiato ed alla cultura enogastronomica. Il Gran Sasso offre notevoli possibilità di escursionismo a piedi. Tra tutte le più suggestive sono le traversate da Campo Imperatore al Lago di Provvidenza attraverso la Valle di Chiarino, da Campo Imperatore a Prati di Tivo/Pietracamela passando tra Corno Grande e Corno Piccolo attraverso il Rifugio Carlo Franchetti e il Vallone delle Cornacchie, oppure attraverso la Val Maone, da Campo Imperatore a Prato Selva attraverso la valle del Venacquaro, il Sentiero del Centenario e l'anello di Campo Pericoli. Di rilevanza storica e religiosa è la traversata da Assergi a Isola del Gran Sasso attraverso Vado di Corno fino al santuario di San Gabriele dell'Addolorata che unisce il versate aquilano con quello teramano. In località Fonte Cerreto nel 2016 è stato aperto al pubblico un parco avventura, il Gran Sasso Adventure Park; un altro parco avventura è presente a Prati di Tivo.

Il ghiacciaio del Calderone si trova sul versante settentrionale del Corno Grande all'interno del massiccio del Gran Sasso d'Italia. Posto in una conca esposta direttamente a nord, chiusa e relativamente ombreggiata da due linee di cresta del Corno Grande, ad una quota compresa tra i 2650 e i 2850 metri s.l.m. è, con la sua latitudine di 42°28' N, considerato tradizionalmente il ghiacciaio più meridionale d'Europa, non essendosi contata in passato la catena dell'Elbrus e non essendo stati considerati come ghiacciai alcuni apparati recentemente discussi in letteratura.

Il ghiacciaio del Calderone si formò durante le grandi glaciazioni del Quaternario, quando occupava tutto il vallone delle Cornacchie nel versante nord-est teramano di Pietracamela/Prati di Tivo, giungendo probabilmente fino al punto dove si trova attualmente il Rifugio S. Nicola (quota 1665 m).

Dopo le grandi ere interglaciali probabilmente è scomparso, per poi ricomparire in forma minore intorno al XV secolo d.C. a causa dell'irrigidimento improvviso del clima. Durante la Piccola era glaciale, e in particolare fra il 1550 e il 1850, il ghiacciaio del Calderone si estendeva infatti fin nei pressi dell'attuale rifugio Franchetti, come è testimoniato da una morena presente in loco.

A partire dalla metà dell'Ottocento iniziò a ritirarsi, passando da un'area di 7,5 ettari nel 1916 a una di 4,5 ettari alla fine del secolo scorso. Da misurazioni sistematiche, effettuate fra il 1929 e il 1960 da Dino Tonini per conto del Comitato Glaciologico Italiano, risultò che il ghiacciaio ha perduto, in un quarto di secolo, quasi mezzo milione di metri cubi di volume (420.000 m³).

Complessivamente tra il 1800 circa e il 2000 il ghiacciaio è passato da più di quattro milioni di metri cubi di ghiaccio a meno di 500.000 metri cubi. Il volume si è quindi ridotto di circa il 90% e la superficie del 50%.

 

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