Pineto si prende la scena e, soprattutto, la storia. La squadra abruzzese, a seguito di una partita iconica (Seminifinale-Gara 3), conquista per la prima volta l’accesso alla finale playoff di Serie A2, chiudendo in tre set (39-37, 25-17, 25-18) la sfida decisiva contro Aversa in un Pala Santa Maria tutto esaurito e parte integrante della vittoria. Il risultato dice 3-0, ma la partita si è decisa molto prima del terzo set. A fare la differenza è stato un primo parziale fuori scala (52 minuti, 76 punti) che ha avuto il peso specifico di un crocevia. Pineto lo ha strappato dopo una battaglia nervosa e tecnica, annullando set point e restando lucida quando Aversa sembrava avere l’inerzia. Da lì in avanti, il match ha cambiato direzione.
La squadra di Coach Di Tommaso ha infatti preso il controllo del gioco, trasformando equilibrio in dominio. Il secondo set è stato a senso unico, con Aversa incapace di reggere ritmo e continuità, mentre nel terzo Pineto ha gestito senza più concedere spiragli. Più che i singoli, ha colpito la solidità complessiva: Pineto ha vinto da squadra, confermando quella maturità già emersa nei trofei stagionali. Il passaggio in finale non è un episodio isolato, ma l’ennesima tappa di un percorso coerente.
Ora resta l’ultimo ostacolo, la serie contro Prata di Pordenone, già incrociata nella finale di Coppa Italia. Una sfida che mette di fronte due delle realtà più continue del campionato, con Pineto che potrà contare su entusiasmo e fattore campo, ma dovrà gestire anche le energie dopo una semifinale lunga e dispendiosa. Il salto di categoria si deciderà in una serie al meglio delle cinque partite, che metterà Pineto di fronte all’ultimo ostacolo verso la Superlega. Il primo atto della serie di finale contro la Tinet Prata di Pordenone è in programma domenica 3 maggio alle ore 18:30 al Pala Santa Maria di Pineto. Atteso ancora il pubblico delle grandi occasioni, con il palazzetto pronto a garantire quel sostegno continuo che ha accompagnato la squadra per tutta la stagione.
Edda Migliori Foto di Andrea Iommarini